Lettere di alcune mamme

"Il 25 e 26 febbraio Vicenza ha ospitato un importante convegno internazionale sul tema dell’ADHD, promosso dall’associazione ASSP di Padova e dal Centro Archimede di Torri di Quartesolo. La presidente Lauretta Furlan, grazie alla sua tenacia e caparbietà, ha portato l’opinione pubblica a guardare con occhi diversi questa problematica, dai più ignorata. L’appuntamento citato ha visto come protagonista il professor Barkley, luminare della materia, che da anni si occupa di questa patologia negli USA e che, grazie ai suoi studi, ha favorito notevoli progressi nella comprensione del problema.

Chi scrive è mamma di un’adolescente ADHD e insegnante: la mia vuol essere una testimonianza per coloro i quali credono, come genitori, di aver fallito nella propria missione, poiché incapaci di gestire figli mai fermi, svogliati, distratti, confusi, disorganizzati e inabili nel pianificare anche le situazioni più banali. Gianni Rodari, in un suo testo dal titolo “La passeggiata di un distratto”, ben delineava l’immagine di questi bambini eternamente sbadati e incapaci di gestire un compito, anche se minimo.

Il professor Barkley e il nostro emerito dottor Maschietto (Neuropsichiatria infantile di San Donà di Piave) hanno proprio enucleato le principali difficoltà di un bambino ADHD, evidenziando che i deficit presenti non sono frutto di un contesto sociale inadeguato, ma nascono da problemi insiti in zone ben specifiche del cervello. Il mio intervento non vuole certo essere un’esposizione sulle caratteristiche o sulle difficoltà di tale disturbo, ma intende essere piuttosto un proclama e una voce che riecheggia nelle menti e nei cuori di quei tanti genitori in cerca di una luce. Anch’io scoprii per caso di cosa si trattasse e quando ciò accadde fu una liberazione, perché potevo aiutare mia figlia e fare tutto il possibile per rendere la sua vita più adeguata e serena. Purtroppo sono bambini, ragazzi caratterizzati da un’energia sopra le righe, da un eterno oblio che va a invalidare molti aspetti della loro vita: questo comporta uno stress notevole anche per i genitori, spesso messi alla prova duramente. Gli equilibri quotidiani, già minati dal ritmo incalzante della vita di tutti i giorni, diventano in questi casi molto precari e richiedono ai genitori grande pazienza, autocontrollo e capacità di incoraggiare i figli, nonostante tutto. Sfortunatamente mia figlia non ha avuto la possibilità di ritrovare l’autostima smarrita, a causa di ripetuti insuccessi, poiché ha incontrato un’insegnante reticente, che anche di fronte all’evidenza ha  perpetrato nel sua funesta missione di etichettare e annientare l’eterna “Pierina”, sempre distratta, incapace di portare a termine il suo compito e degna di essere  punita perché maliziosa (così la definiva). Grazie a Dio, mio marito ed io non ci siamo arresi e, una volta imboccata la strada giusta, abbiamo lottato e sacrificato tanto (su ogni fronte: emotivo, economico, organizzativo) e possiamo dire orgogliosamente di aver raggiunto risultati di tutto rispetto. Ogni qualvolta la nostra “Pierina” compie un passo in avanti nell’autonomia della vita, ci guardiamo negli occhi e questo basta a dirci che abbiamo fatto la cosa giusta e che tutti i sacrifici sostenuti sono valsi la pena. Allora il mio appello è duplice: come insegnante vorrei sospingere tanti colleghi, che sicuramente operano in maniera efficace e non sono sulla falsariga della maestra citata poc’anzi,a interrogarsi con occhio meno giudicante e più disposto a pensare che forse tanti Pierini che abbiamo nelle classi nascondono dentro problemi indipendenti dalla loro volontà. Un alunno con una disabilità importante e soprattutto evidente è palese agli occhi di tutti; i bambini ADHD invece appaiono come “normali”, ma molto maleducati, “strafottenti” e poco volonterosi. La mia voce di mamma invece si rivolge a tutti i genitori di questi bambini, che temono di uscire allo scoperto per paura di essere etichettati. A loro dico: Quali sono le giuste classificazioni? Quelle  di una società ipocrita che preferisce ostentare una facciata perbenista, mascherando un vuoto di contenuti e una  sostanziale incapacità a sostenere l’identità personale contro l’omologazione? Quando alcuni colleghi mi chiedono perché paleso il mio caso, rispondo che il mio vuole essere un aiuto affinché altri bambini non abbiano a subire ciò che la mia ha dovuto sopportare.

È tempo di scuotere le menti e gli animi ed è opportuno battersi, affinché questi ragazzi possano avere quell’attenzione che purtroppo spesso catalizzano per ragioni indipendenti dalla loro volontà".

                                                                                                                                                                                       

 

                                                                                                                                                                                          Barbara Bertinato

 

 

 

"Qualche anno fa, dopo un impegnativo e sofferto interclinico, è stato diagnosticato a mio figlio un disturbo dell' attenzione ed iperattività, ovvero l' ADHD.
La diagnosi è stata fatta da uno dei maggiori esperti in campo medico, dal neuropsichiatra infantile dottor Dino Maschietto.
Tutto da me è stato accettato per quanto riguardava la precaria salute fisica di mio figlio ( e non sto qui ad elencare i numerosi ricoveri, nonchè esami e cure per aiutare questo bambino ), ma che mi fosse diagnosticato un disturbo di ordine neuropsichiatrico...questo no!!
In quel momento più io riflettevo sulla situazione, più mi crescevano le paure e le ansie, più ragionavo sul da farsi e più scappavo...e sono scappata sul serio!!
Da buana cristiana credente, ma in quel momento poco pratica, mi rifugiai a Roma per undici giorni, in ritiro spirituale: chiesi una risposta o un segno al Signore e lui me lo diede.
Proprio a Roma incontrai un conoscente, il quale mi parlò dell' ADHD, visto che anche suo figlio ne soffriva e mi disse che, attraverso la diagnosi fatta in maniera precisa, io ero già sulla buona strada.
Tornai a casa, con il cuore e la mente pieni di dubbi e incertezze, ma sicura di essere proprio nella strada giusta.
Di li a qualche giorno ricevetti una telefonata da una certa Lauretta Furlan, la quale si presentò come presidente dell' ASSP- Associazione di Volontariato di Padova. Onestamente non fui tanto felice di quella telefonata, anzi ero molto diffidente; la Signora Furlan mi parlò della sua Associazione, del progetto che stava portando avanti per aiutare i bambini e le famiglie dei così detti “bambini ADHD”.
La cosa non mi riguardava e tantomeno ero interessata ad ogni sorta di volontariato, la mia diffidenza verso questa persona a me sconosciuta cresceva sempre di più.
Pazientemente ma tenacemente, la signora Furlan mi invitò a partecipare al gruppo di Auto Mutuo Aiuto di Montecchio Maggiore (VI) ed io,  per pura curiosità, accettai.
Mi impegnai a frequentare il gruppo per un certo periodo, ma più avanti mi stancai, perché non trovavo riscontro e risposte che mi aiutassero ad accettare questo disturbo.
Feci una pausa per quasi due anni, nel frattempo continuavo con il percorso iniziato a San Donà di Piave dal dottor Maschietto.
Devo dire, che in quel momento di "pausa di riflessione", la signora Furlan mi sosteneva tantissimo con la sua amicizia. Alla fine cedetti e nonostante i miei
dubbi tornai a frequentare il gruppo di auto mutuo aiuto.
Lì mi si spalancarono le porte del cuore, compresi che la mia chiusura al problema
non era certo di aiuto a mio figlio e alla mia famiglia.
Nel frattempo la Signora Furlan aprì il centro diurno Archimede a Torri di Quartesolo e li iniziai un percorso psicoterapeutico per mio figlio e per noi genitori, seguiti costantemente da personale competente e qualificato. All' inizio è stato impegnativo, ma ad oggi i progressi di mio figlio ( e anche di noi genitori ) sono sorprendenti e l' ultima relazione conferma che il disturbo è stabilizzato. Ma non è tutto qui: la sofferenza, a volte, bisogna saperla accogliere, farne tesoro e spalancare le porte del cuore verso quei bambini e quelle famiglie che soffrono e si sentono spesso sole e abbandonate, da una società che vive nell' esteriorità e nell' individualismo comune.
Quindi, in virtù della mia esperienza, da Novembre del 2010 ho deciso di dare il mio aiuto concretamente costituendo a Molvena (VI) il mio paese di residenza, un gruppo di Aiuto Mutuo Aiuto, diventando così referente di zona per l’ Alto Vicentino.
Sentitamente un grazie lo rivolgo a Lauretta Furlan, Presidente del centro diurno archimede, la quale con la sua tenacia, volontà, impegno, intelligenza e fede ha dato non solo a me, ma a tante famiglie una speranza concreta.

Rivolgo inoltre il mio grazie anche a tutte le psicologhe del Centro e a tutti gli operatori, che con la loro competenza e dedizione, quotidianamente aiutano e supportano i nostri figli e le nostre famiglie che si rivolgono al Centro e infine un grazie a chi leggerà con cuore aperto e accogliente questa mia testimonianza e ne farà tesoro affinché coraggio e forza non abbandonino mai i nostri bambini e le loro famiglie". 

 

Carli Elisabetta

 referente di zona dell’ASSP- ONLUS

 Centro Diurno Archimede

 dell'Alto Vicentino.
Gruppo AMA Vicenza 0424410062
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